 1. Innanzitutto saluto la vostra carità nel Signore nostro! Fratelli, ritengo che vi siano tre generi di persone, uomini e donne, vicine all'amore di Dio. Alcuni sono chiamati dalla legge dell'amore deposta nella loro natura e dalla bontà originale che fa parte di essa fin dalla sua primitiva creazione. Quando la parola di Dio li raggiunse, non ebbero la minima esitazione, ma la seguirono prontamente. Così avvenne per Abramo, il primo patriarca. Dio vide che egli sapeva amarlo non in grazie a un insegnamento umano, ma seguendo la legge naturale deposta in lui al principio quando era stato plasmato, si rivelò a lui e gli disse: «Esci dalla tua terra e dalla casa di tuo padre e vieni nella terra che io ti indicherò» (Gn 12,5). Abramo uscì dalla sua terra senza esitare, pronto ad accogliere la sua vocazione. E divenne un esempio per quelli che iniziano il cammino: se si affaticano e cercano il timore di Dio nella pazienza e nella calma, ricevono lode per il loro comportamento perché sono pronti a seguire l'amore di Dio. Questo è il primo genere di vocazione. E questo è il secondo: alcuni odono che la legge scritta dichiara che vi sono sofferenze e supplizi preparati per gli empi e promesse riservate a quelli che portano frutto nel timore di Dio. Questa testimonianza della legge scritta risveglia in loro il pensiero di obbedire alla vocazione. Questo attestò Davide quando disse: «La legge del Signore è pura, converte le anime» (Sal 18,84) e in altro passo dice: «La rivelazione delle tue parole mi darà luce e darà intelligenza ai bambini» (Sal 118,30) e vi sono molti altri passi, ma non possiamo citarli tutti. Vi è un terzo genere di vocazione. Alcuni dapprima furono duri di cuore e perseverarono in opere di peccato; ma il Dio di misericordia invia loro delle prove per correggerli perché, fiaccati dalle prove, abbiamo coscienza del loro peccato, si pentano e si convertano, ascoltino la parola, se si sono pentiti di tutto cuore, e compiano anch'essi opere degne di lode come quelli di cui abbiamo parlato in precedenza. Questi sono i tre modi in cui gli uomini iniziano il cammino di conversione, fino a ricevere la grazia e la vocazione figli di Dio.
2. Ma penso che ve ne siano alcuni che hanno intrapreso il cammino con tutto il loro cuore, disponendosi ad affrontare ogni assalto del nemico fino a vincerlo; lo Spirito Santo lo chiama già prima per rendere leggera la lotta e dolci le fatiche della conversione e impone loro una misura determinata per la penitenza del corpo e dell'anima fino a insegnar loro le vie del ritorno a Lui, Dio creatore. E Dio fa violenza all'anima e al corpo perché l'uno e l'altro siano puri e tutti e due, alla stessa maniera, ricevano l'eredità. Il corpo diviene puro attraverso digiuni e veglie numerose e il cuore mediante la vigilanza e la preghiera e ogni altra scesi che indebolisce il corpo e recide ogni suo desiderio. E lo Spirito di conversione guida costoro e li mette alla prova perché l'avversario non li faccia tornare indietro. Poi lo Spirito che guida le anime comincia ad aprire gli occhi dell'anima perché anch'essa si converta e divenga pura. E allora la mente comincia a discernere l'anima dal corpo e lo Spirito le insegna a purificare il corpo e l'anima mediante la penitenza. Lo Spirito istruisce l'intelletto e guida ogni operare della nostra anima e del nostro corpo e lo rende puro, Lo Spirito discerne tutti i frutti della carne propri di ogni membro del corpo e che furono causa della prima trasgressione e riporta ogni membro del corpo allo stato primitivo. Lo Spirito non ha nulla di estraneo che gli venga dall'Avversario. E il corpo è sottomesso all'intelletto e istruito dalla Spirito, secondo le parole dell'apostolo Paolo: «Sottometto il mio corpo e lo riduco in schiavitù» (1 Cor 9,27). L'intelletto, infatti, si è purificato dai cibi, dalle bevande e dal sonno e si è liberato una volta per sempre da ogni sua passione e grazie alla sua purezza si è allontanato da ogni rapporto naturale. 3. Ritengo che nel corpo vi siano tre generi di passioni. Vi è quel movimento connaturale al corpo, ma che non agisce se l'anima non lo vuole, ed è ben noto. Vi è poi nel corpo un altro movimento che si genera quando si nutre il corpo con molti cibi e bevande; il sangue, riscaldato da questi alimenti, risveglia una lotta nel corpo perché il primo vien messo in movimento dalla concupiscenza. Per questo motivo l'Apostolo Paolo dice: «Non vi inebriate di vino che è fonte di lussuria» (Ef 5,18) e il Signore, nell'evangelo, ordina ai discepoli: «Badate che i vostri cuori non si appesantiscano con cibi e bevande» (Lc 21,34) e soprattutto con l'amore dei piaceri. A quelli che cercano la misura della purezza dobbiamo dire: «Sottometto il mio corpo e lo riduco in schiavitù» (1Cor 9,27). Il terzo movimento proviene dagli spiriti malvagi che ci tentano pieni di invidia e vogliono distogliere quelli che cercano di diventare santi. Se l'anima persevera in queste tre maniere nel testimoniare quello che lo Spirito insegna all'intelletto, allora rende puri sia l'anima che il corpo dalla triplice malattia. Ma se l'intelletto indugia a testimoniare quello che lo Spirito attesta, allora gli spiriti malvagi gettano il loro seme nel suo corpo e gli fanno guerra finché l'anima sfinita si chieda da dove verrà l'aiuto, si converta, si sottometta alla testimonianza dello Spirito e abbia nuovamente vita. Allora essa crede che il suo riposo è l'abitare con Dio e crede che Dio è la sua pace.
4. Questo vi ho detto a proposito dell'opera di conversione dell'anima e del corpo e del modo in cui bisogna purificarli. Quando l'intelletto viene combattuto in tali maniere, allora esso chiede aiuto allo Spirito e comincia a discernere le passioni animalesche che gli derivano dalle sue volontà. Allora l'intelletto, che ha custodito i precetti dello Spirito, diviene partecipe dello Spirito ed esso gli insegna a guarire ogni malattia dell'anima e a discernere le passioni connaturate in lui e le altre che provengono dall'esterno e sono state mescolate con il corpo dalla testa ai piedi a motivo della volontà propria. Lo Spirito pone un limite agli occhi per condurli ad uno sguardo retto e puro, perché non abbiano più nulla di estraneo; guida le orecchie ad ascoltare con pace, ed esse non vogliono più ascoltare le maledizioni e le ingiurie degli uomini, ma vogliono sentire parole di benevolenza e di misericordia per tutte le creature; un tempo, infatti, sia lo sguardo che l'udito erano malati. Poi insegnerà a purificarsi alla lingua, è a causa sua, infatti, che l'anima si è gravemente ammalata ed è mediante la lingua che l'anima manifesta la sua malattia e ad essa ne attribuisce la colpa; la lingua è un suo organo e tramite essa l'anima si è più gravemente ammalata. L'Apostolo Giacomo lo attesta e dice: «Chi si reputerà obbediente senza tenere a freno la sua lingua, inganna se stesso e vana è la sua obbedienza» (Gc 1,26). In un altro passo dice: «La lingua è un piccolo membro e si vanta di grandi cose e contamina tutto il corpo» (Gc 3,5-6) e vengono dette anche molte altre cose, ma non mi è possibile ricordale tutte. (...) Ho parlato delle malattie dell'anima che si sono infiltrate nel corpo e lo mettono in agitazione perché l'anima ha guidato gli spiriti del male facendoli agire nelle membra del corpo. Ma dirò pure che l'anima ha in sé qualche altra passione che le proviene da fuori; esamineremo ora quali sono queste malattie. La superbia, infatti, ha origine fuori dal corpo, così pure la presunzione, l'orgoglio, l'odio, l'invidia, l'ira, la pusillanimità, l'impazienza e altre passioni minori. Se qualcuno si affida a Dio con tutto il cuore, allora Dio nella sua bontà gli accorderà lo Spirito di conversione e lo Spirito gli farà conoscere ogni suo male perché si penta. Gli Avversari però vogliono impedirgli di fare penitenza e lo inducono in tentazione e non gli permettono di pentirsi, ma se egli persevera e obbedisce allo Spirito che gli insegna a fare penitenza, allora il Creatore ha pietà della sua fatica. Ha pietà perché ha affrontato le fatiche del corpo, grandi digiuni e grandi veglie, ha studiato a lungo la Parola di Dio, ha perseverato nella preghiera, ha rinunciato al mondo e alle opere degli uomini, è stato umile e povero di spirito. E in tutto questo è stato perseverante. Allora il Dio della bontà, vedendo la sua pazienza nelle tentazioni, ha pietà di lui e lo aiuta. Amen. (Tratta da: ATANASIO, Vita di Antonio, Apoftegmi, Lettere, Ed. Paoline, 1984)
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