Home Articoli tradotti da al-Keraza I talenti (di S.S. Shenuda III)
I talenti (di S.S. Shenuda III) PDF Stampa E-mail
Giovedì 11 Marzo 2010 15:46

I talenti

di Sua Santità Shenuda III



Mi trovavo al funerale di un sacerdote quando fu letta la parabola sui talenti (Mt 25): a uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno. A chi li impiegò guadagnando il Signore disse: «Sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone».
Oggi guardiamo al talento come a un dono di Dio e ognuno di noi ha ricevuto diversi talenti: ragione, coscienza, sensi, cuore. Talvolta il talento della leadership. Ognuno di noi è chiamato a curare i talenti datigli da Dio.

La ragione

Dio ti ha dato una ragione perciò non puoi trascurarla. La ragione serve a pensare, capire, dedurre, memorizzare e ha anche altre funzioni. Devi curare tutto ciò che Dio ti ha dato. Devi rafforzare la ragione, farla sviluppare. Devi curare l'uso della ragione perché ci sono persone che hanno una ragione ma non la usano. A essi si dice "fai funzionare il cervello" e la risposta è come se fosse "non ci riesco" o "non voglio". Simili persone hanno interrato il loro talento! Come rafforzare la ragione? Con lo studio, per esempio. Ricordo che quando eravamo piccoli studiavamo algebra, architettura, chimica e scienze. Ci si potrebbe chiedere: a che mi servono queste materie se poi nella vita faccio dell'altro? La risposta è che tutte queste materie scolastiche ti sono state imposte per farti pensare e, in presenza di un problema, per far funzionare il cervello perché tu possa trovare la soluzione adatta. Tutto questo ci è stato dato per sviluppare il talento del pensiero, della comprensione e dello studio. Potresti non continuare a studiare queste matiere ma il talento della comprensione e del pensiero e il talento di risolvere i problemi restano.
Dio ti ha donato il talento della comprensione. La comprensione è di diversi tipi. Come giungere, infatti, a una comprensione rapida, precisa e corretta? Sulla rapidità si dice che un tale "capisce al volo" o addirittura "capisce prima che voli" cioè coglie una cosa molto rapidamente. C'è anche chi, prima ancora di parlare di un argomento, ti dice "ho già capito cosa vuoi dire". Uno dei talenti della mente è infatti la deduzione. Se, dunque, vuoi sviluppare la tua ragione devi certamente sviluppare il pensiero, l'intendimento e la deduzione.
Per quanto concerne il pensiero, devi ampliare il campo del tuo pensiero e svilupparlo. Non devi pensare a un aspetto e tralasciare un altro. Bisogna che il tuo pensiero sia onnicomprensivo, che comprenda ogni aspetto. Pensando ottieni il dono del discernimento tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tra l'obbligatorio e il facoltativo, tra l'adatto e l'inadatto. Nei libri sul monachesimo il discernimento è chiamato "virtù della vagliatura", cioè il saper vagliare le cose. Quanto alla forza del pensiero, ci riferiamo alla superficialità e alla profondità. C'è chi pensa in modo superficiale tale da non riuscire ad arrivare al fondo delle cose. Sulla profondità, ci riferiamo alla realtà e al risultato. C'è chi pensa al risultato di ciò che farà prima di farlo, pensa alle reazioni delle persone e all'effetto che l'azione farà sulla gente. Pensa a risolvere i problemi e a curare gli errori, a star lontano dalle fantasticherie. Questo punto si lega alla tecnica del pensiero. Una tale persona, infatti, si allontana dall'irrazionale e non realizza ogni idea che gli viene in mente ma la vaglia prima di accoglierla nella mente. Se la ritiene inadatta non le apre la porta della ragione. Come dice il Canto dei Cantici: «La mia sorella, la mia sposa è un giardino chiuso, una sorgente chiusa» (CC 4:12). Ciò significa che ogni pensiero non riesce a penetrarla e così ogni passione. Essa è un giardino chiuso. Come diciamo nel Salterio: «Loda il Signore o Gerusalemme, Colui il quale ha rafforzato i chiavistelli delle tue porte», vale a dire che le tue porte non sono aperte agli errori, sia che si tratti delle porte dei sensi che di quelle del pensiero, di modo che la mente non sia come l'ha definita il principe dei poeti, Ahmad Shawqi: «calunniatore / falso / oh che pappagallo / ha la mente nelle orecchie».
Bisogna dunque che tu purifichi la mente e che non faccia come i pappagalli. Purifica la mente dalle fantasticherie, dalle illusioni, dall'irrazionale, dalle menzogne e dalle invenzioni delle menti degli altri. Fai funzionare il cervello.
Certe persone non vogliono far funzionare il cervello. Se parli con una di loro ti dirà: «Ne parlo con papà. Ne parlo con mia moglie. Ne parlo con la guida spirituale». Questa persona non utilizza la propria ragione ma quella degli altri.
Altre persone, quando fanno funzionare il cervello, lo fanno funzionare male o in modo contorto. Da qui derivano la cattiveria e la furbizia, coloro che truffano le persone e realizzano complotti. Costoro utilizzano la loro mente per il male. Il saggio, invece, fa funzionare la sua mente solo per il bene.
Devi ampliare la mente, con la conoscenza e lo studio, fino a farla diventare un'enciclopedia così da sapere molte cose. Mentre sviluppi la tua mente, lavora anche sulla tua memoria: memorizza, usa sempre le informazioni che hai, esercitati a dedurre. Se riesci a sviluppare i tuoi talenti mentali, potrai muoverti su un piano più elevato: l'intuizione, vale a dire che quando qualcuno di porge una domanda rispondi subito correttamente e brillantemente.
Tutti questi risultati mentali dipendono dal saper ben impiegare il talento della mente in modo da guadagnare come ha fatto la persona a cui sono stati dati i cinque talenti. Allora dirai al Signore "tu mi hai dato il talento della mente, l'ho impiegato e ho guadagnato tutto questo. Sono riuscito ad avere successo nella vita, a essere dedito al lavoro, esempio per la gente. Con il talento della mente sono riuscito a capire le cose spirituali così che i demoni non mi sconfiggono perché ho capito le loro macchinazioni. Con la mente approfondisco la comprensione dei tuoi comandamenti e medito le Scritture.

La coscienza

Dio ti ha dato una coscienza che devi curare di modo che sia buona, che non inghiottisca il cammello, e filtri il moscerino, che giudichi correttamente. Rafforza la coscienza con la lettura delle Scritture e delle agiografie. Purifica la coscienza dalle influenze esterne quali le abitudini, le tradizioni e la volontà di far contenti gli altri. Fai in modo che la tua coscienza domini le tue passioni e i tuoi desideri. Come ho detto altrove, la coscienza è un governatore giusto ma non è incapace di applicare sentenze.
Devi esercitare, quindi, la coscienza ad avere dominio sui tuoi comportamenti, sul tuo pensiero, sulle tue sensazioni e sui tuoi sentimenti. Fai in modo che la coscienza non sia influenzata dalle adulazioni. Non adularti, non adulare chi ami a danno della coscienza. La coscienza, infatti, ti giudica e li giudica tutti.

La responsabilità

Tra i talenti che dona Dio a coloro che hanno mansioni legate alla leadership c'è il talento della responsabilità a patto che usino il potere con giustizia per il bene della gente. Essi, infatti, non sono che degli affidatari di Dio di questo potere. Bisogna che il potere sia usato per il benessere delle persone e per la loro felicità. Perciò dice Dio in Lc 12 «Qual è dunque l'amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro».
Così il responsabile di altri non deve temporeraggiare, non può dire "venite domani perché il vostro problema è complicato". Ricordo che il primo giorno in cui mi riunii con il comitato per le opere caritatevoli che si riunisce al Cairo ogni giovedì, feci memorizzare ai presenti due versetti dei Proverbi, capitolo 3, che dicono: «Non negare un beneficio a chi ne ha bisogno, se è in tuo potere il farlo. Non dire al tuo prossimo: "Va' e ritorna; te lo darò domani", quando hai la cosa con te». Perciò chi ha a che fare con i poveri deve essere pietoso e non deve angosciarli con esami e rinvii.
Ricordo che una volta dissi in una riunione generale: «C'è chi trova una soluzione a ogni problema mentre c'è chi trova un problema a ogni soluzione».
Dio non accetta che il talento della leadership che Egli ha dato sia usato per complicare le cose o per maltrattare le persone. Fai in modo che la gente ti ami amandola. Ricordati che un giorno lascerai la tua posizione: cosa dirà di te la gente quel giorno? Saranno contenti o scontenti quando te ne andrai? Il bene che fai non verrà dimenticato e lo stesso vale per le complicazioni e i problemi che hai creato, perché la gente non li dimenticherà e tu ne darai conto a Dio a tempo debito.
Se parliamo di responsabilità parliamo anche di sacerdozio: esso è infatti responsabilità e non soltanto leadership. Un consiglio che do ai sacerdoti è: non interessatevi a voi stessi ma ai vostri parrocchiani perché il Signore dice in Ez 34: «Eccomi contro i pastori: chiederò loro conto del mio gregge e non li lascerò più pascolare il mio gregge, così i pastori non pasceranno più se stessi, ma strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro pasto». Di loro dice "hanno reso le mie pecore una preda". Dice il poeta: «Chi pascendo in una terra infestata di leoni / tralascia la custodia / lascia le pecore in balia dei leoni». Tu, sacerdote, eri responsabile solo di te stesso prima di essere ordinato. Ora, invece, sei responsabile di te e della tua parrochia. Dio ti domanderà di ogni parrocchiano e del suo sangue come si legge anche in Dn 3 e 33. Il sacerdote deve stare anche molto attento a usare il suo potere perché certi lo usano senza attenzione alcuna! Parlando di responsabilità, il sacerdote deve ricordarsi di ciò che dice Cristo al Padre: «E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro» (Gv 17).
Queste condizioni, gli obiettivi e gli strumenti della responsabilità valgono per tutte le persone caricate di una responsabilità, siano essi i genitori che devono educare i loro figli, o i catechisti nell'espletare il proprio servizio.

tratto da al-Kiraza

 
Copyright © 2010 Patriarcato Copto Ortodosso - Diocesi di Torino, Roma e Dintorni. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.