| La parabola del seminatore (Mt 13,1-23; Mc 4,1-20; Lc 8,4-15) |
|
|
| Scritto da padre Danyal El Bakhoumy |
| Venerdì 18 Novembre 2011 18:32 |
|
Noi: Dove vai seminatore? Seminatore: Vado a seminare la mia terra che ha prodotto spine e cardi (Gen 3,18). Vado a rinnovare la mia creazione che si è corrotta.
N: Cosa intendi per “uscire” (“Il seminatore uscì a seminare”, Mt 13,3)? S: Io sono uscito dal Padre (Gv 28,16). Il mio uscire significa incarnazione; è come l’uscire dei raggi dal sole. Il mio uscire è come l’uscire del padre nella parabola del figlio prodigo per riaccoglierlo di nuovo nella sua casa. Forse la parola “uscita” dovrebbe farvi ricordare anche l’esodo (che in greco vuol dire uscita) e la salvezza degli israeliti dalla terra della schiavitù. N: Perché non hai mandato un operaio o un tuo servo? S: È necessario che sia io stesso a uscire. Nella Liturgia di San Gregorio pregate e dite “Non a un angelo, né a un arcangelo, né a un patriarca, né a un profeta hai affidato la nostra salvezza, ma Tu stesso, senza cambiamento, prendesti carne e ti facesti uomo e ci hai rassomigliato in ogni cosa tranne che nel solo peccato”. Io, il Creatore, sono legato alla mia creazione. Io, il Vignaiolo, sono legato alla mia vigna. N: Che cosa porti? S: Io, il seminatore, porto con me i semi divini per piantarli nella mia terra (1Gv 3,9). Con me porto la mia giustizia, il mio bene, la mia sapienza, la mia natura, il mio regno, la mia vita, il mio spirito, la mia grazia, il mio corpo e il mio sangue. Io, la Parola, semino la Parola. Avete visto quanti carismi, doni e semi porto per piantarli nelle vostre anime? N: Come mai semini tutto ciò che ti capita? S: Io sono buono verso la mia creazione. Ho fiducia in essa. Aspetto frutti da tutti affinché nessuno sia scusato (Gv 15,22). Io sono generoso: dono a tutti. La mia parola uscita dalla mia bocca non ritorna a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata (Is 55,11). N: Semini anche una strada? S: La strada indica una personalità presa da tante cose: non afferra il seme e così la mia parola resta in superficie. È schiacciata dalla gente e gli uccelli l’afferrano e volano via. La via è presuntuosa, altezzosa. La via non ha recinto che la protegga. Perciò voi che siete come la strada bisogna che vi applichiate con maggiore impegno a quelle cose che avete udito, per non andare fuori strada (Eb 2,1). Ma anche la strada può trasformarsi in una terra buona. N: Sai, tu che sei esperto, che il terreno roccioso è impenetrabile e che il terriccio si trova solo in superficie? S: Conosco molto bene il mio terreno, la mia creazione. Eppure incoraggio tutti. Una canna infranta non spezzerò, non spegnerò il lucignolo fumigante, finché abbia fatto trionfare la giustizia nel suo nome spereranno le genti (Mt 12,20-21). La vita spirituale va vissuta in profondità e il chicco di grano deve essere seppellito e morire prima di germogliare. È per questa ragione che questo tipo di terreno è ingannatore perché fa germogliare subito ma si tratta di un seme che in una notte è cresciuto e in una notte è perito (Gn 4,10). È ipocrita, ama mettersi in mostra. È un sentimentalista: ha l’aspetto della religiosità ma non la sua essenza. Compie riti in modo superficiale, è privo dell’autenticità spirituale. La Parola va infatti meditata in profondità e ruminata continuamente, come insegnano i Padri del deserto: “Conservo nel cuore le tue parole” (Sal 119,11). Resto in attesa che questa tipologia di persone lasci la sua superficialità e approfondisca la mia compagnia. N: E le spine? S: Le spine rappresentano l’uomo preso, preoccupato della povertà o della ricchezza, delle passioni o dei problemi. Si occupa di troppe cose e trascura la sola cosa di cui c'è bisogno (Lc 10:41). È diviso in se stesso, è di animo doppio, instabile in tutte le sue vie (Giac 1,8), serve due padroni, segue la filosofia di questo tempo e cerca di fare compromessi tra il mondo e il Regno, vuole amare Dio e il mondo insieme. Questa persona è annichilita dalla tribolazione interiore (le spine) mentre il tipo precedente viene abbattuto da una tribolazione esterna rappresentata dal sole, malgrado il sole sia necessario, anzi essenziale, per crescere e fruttificare. N: Signore, quando parli della buona terra, non si tratta forse di un solo seme e di una sola terra? Perché, dunque, produce frutti diversi? S: È una buona terra perché il suo padrone vi ha già lavorato con grandi sforzi perché il Nemico non venisse a piantare zizzania. Il fatto che produca frutti di numero diverso dipende da ognuno di voi e da quanto ognuno risponda alla mia grazia e ai miei doni. N: Come possiamo portare frutto? S: Il fruttificare dipende da tante cose: 1. l’acqua, il giusto, infatti, è come albero piantato lungo corsi d’acqua che dà frutto a suo tempo (Sal 3,1); 2. il nutrimento, perché il nutrimento solido è per gli uomini fatti, quelli che hanno le facoltà esercitate a distinguere il buono dal cattivo (Eb 5,14), inoltre chi si nutre del mio corpo e del mio sangue, io dimoro in lui e lui in me: “Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca”; 3. l’aria, e l’aria significa respirazione cioè inspirare ed espirare: inspirare è l’operazione positiva, vale a dire riempirsi di Spirito Santo, è la Risurrezione di Nostro Signore, è vestire l’uomo nuovo; espirare, invece, è l’operazione negativa, è il pentimento e la confessione dei nostri peccati, il rigetto dei mali, è la morte delle passioni del sé, è lo spogliarsi dell’uomo vecchio; 4. l’ascesi, crescere significa sforzarsi praticando l’ascesi cristiana che è comunione con lo Spirito Santo nell’opera di purificazione del cuore; chiedete dunque lo Spirito con insistenza perché vi venga dato come la pioggia d’autunno e la pioggia di primavera. N: Chi sei Signore? S: Sono Io, sono Gesù Cristo. Io sono il Seminatore, mio Padre è il Vignaiolo: “Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata” (Mt 15,14). Il Seminatore è anche lo Spirito Santo che fa crescere in voi molti frutti: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (Gal 5,22). Lo Spirito Santo, come disse Abba Macario, è l’agricoltore dell’anima. Voi siete, infatti, il campo di Dio e l’opera dello Spirito Santo. N: Me lo sentivo, Signore. Il mio cuore non ardeva forse in me mentre mi parlavi? Perché ci hai parlato con parabole? S: Perché conosciate la verità attraverso esempi concreti a voi noti. Il Vangelo è parola di Dio ma scritta con parole d’uomo. La parabola è uno strumento illustrativo. Per esempio, per spiegare la paternità di Dio ho usato la parabola del figlio prodigo, per illustrare la salvezza ho usato la parabola dei debitori ecc. Se convivete con le parabole e la parola, in mezzo al vostro lavoro, esse vi ricorderanno le cose spirituali. Esiste infatti una relazione stretta tra mondo materiale e mondo spirituale. Inoltre, il racconto breve riesce a tenere viva l’attenzione della gente e, per essere capita, ha bisogno di sforzo perché ha un senso profondo nascosto e io vi ho dato di conoscere i misteri del regno dei cieli (“Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli” - Mt 13,11). Usate, dunque, questo dono prezioso perché così posso darvi comodo accesso al regno del Padre mio. N: Grazie buon Maestro e buon Seminatore. Permettimi di offrirti questa piccola preghiera. O esperto Agricoltore, Tu mi conosci più di quanto io conosca me stesso. Tu conosci la mia superficialità e le mie cose nascoste. Volgi il Tuo sguardo a me e abbia compassione del mio stato. Tu conosci i miei abissi dove ancora si nasconde il male e l’aridità. Toglimi questo cuore di pietra e donami un cuore di carne. Signore, Tu conosci che il mio cuore, dalla mia fanciullezza, propende verso il male e il mio uomo vecchio produce ogni giorno spine e cardi. Signore, Tu sai quanto sono diviso dentro di me. Dentro di me c’è una guerra intestina: il bene fa a lotta con molti mali. Donami l’unità del cuore. Aiutami con la Tua croce ad arare la mia terra e a bonificarla dalle spine. Signore la via sono io, io sono una città sono senza recinto, senza santuario, senza protezione, sono calpestato dal demonio, dai pensieri e da tutto ciò che vuole penetrare nel mio cuore. A me che altezzosamente mi allontano dal buon terreno dona la tua umiltà. Fa’ che le tue parole vivano dentro di me. Mio Sovrano, ecco ti offro i miei frutti, ti offro la fatica delle tue mani in riconoscenza per ciò che operi in me. Questi frutti provengono da te e li offro a te. A faticare è stata la tua grazia che opera con me. Questo è il frutto dei tuoi talenti che Tu mi hai affidato. Questi frutti provengono da te, per mezzo di te e a te appartengono perché a Te appartengono tutte le cose. Signore di’ al tuo servo: “Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. |








omelia dello ieromonaco Danyal El Bakhoumi