| 2a lettera di Sant'Antonio il Grande |
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| Venerdì 06 Novembre 2009 15:11 |
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1. Cari e stimati fratelli, Antonio vi saluta nel Signore. Carissimi nel Signore, in verità Dio non ha visitato le sue creature una sola volta, ma ha accompagnato con la sua bontà, con la sua gioia e con il suo spirito quelli che fin da principio della creazione hanno camminato verso il Creatore seguendo la legge dell'alleanza. Gli esseri razionali, messi a morte sia nell'anima che nei sensi del loro cuore dalla legge dell'alleanza, sono incapaci di usare la loro intelligenza come nello stato originale della creazione e, ormai completamente privati della ragione, si fanno schiavi della creatura invece di servire il Creatore. Il Creatore dell'universo, nella sua grande bontà, ci ha visitato mediante la legge dell'alleanza; la nostra natura, infatti, è immortale. E tutti quelli che mediante la legge dell'alleanza sono stati istruiti dallo Spirito santo hanno ricevuto lo spirito di figli, hanno potuto adorate il loro Creatore come si conviene. Di costoro l'apostolo Paolo dice: «A causa nostra non conseguiremo pienamente la promessa» (Eb 11,13.39). 2. Nel suo amore fedele per tutti il Creatore voleva visitarci nelle nostre infermità e nella nostra dissipazione e suscitò Mosè il legislatore, che ci diede la legge scritta e pose le fondamenta della Dimora della verità, cioè la Chiesa cattolica che creò l'unità tra tutti. Dio, infatti, voleva farci ritornare alla nostra condizione primitiva. [la condizione primitiva cui Dio, attraverso Mosè, voleva farci ritornare consiste nell'unità che c'era «in principio», unità tra l'uomo e Dio e unità degli uomini tra loro. n.d.r.]. Mosè cominciò a costruire la Dimora, ma non potè terminare l'opera, l'abbandonò e morì. Dio , allora, suscitò mediante il suo Spirito, l'assemblea dei profeti e anch'essi costruirono sopra il fondamento di Mosè, ma senza completare l'opera. Anch'essi la lasciarono e morirono. Tutti, rivestiti di spirito, videro che la ferita era incurabile e che non vi era nessuna creatura in grado di risanarla, se non il Figlio unigenito, vero Intelletto del Padre e immagine di Colui che creò a sua immagine ogni creatura razionale. Sapevano che il Salvatore è un grande medico, si radunarono dunque e pregarono per noi, membra del loro corpo. Levarono grida e dicevano: «Non c'è più balsamo in Galaad? non c'è più medico? perché non sale a guarire la figlia del mio popolo?» (Ger 51,9). Dio nel suo immenso amore venne a noi in conformità alle profezie dei suoi santi profeti e diceva: «Figlio dell'uomo, prepara tutto quello che occorre per la prigionia» (Ez 12,3). Egli, infatti, «era immagine di Dio» (2Cor 4,4), «non considerò una rapina l'essere pari a Dio, ma umiliò se stesso assumendo l'immagine di servo e si fece obbediente fino alla morte e alla morte di Croce. Per questo Dio gli ha dato un nome più grande di ogni altro nome, perché nel nome di Gesù Cristo ogni ginocchio si pieghi in cielo, in terra e negli inferi e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre» (Fil 2,6-11). Ora, dunque, miei cari, vi sia manifesto il senso di questa parola, cioè che il Padre, nella sua bontà, non ha risparmiato il proprio Figlio per noi, ma lo ha consegnato per la salvezza di tutti noi, «lo ha consegnato per i nostri peccati» (Rm 8,32); le nostre iniquità lo hanno umiliato e dalla sua parola potente ci ha radunato da tutte le nazioni, dai confini della terra fino ai confini del mondo e ci ha fatto risorgere, ha perdonato i nostri peccati e ci ha insegnato che siamo membra gli uni degli altri. 3. Fratelli, vi prego nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, comprendete questo grandioso disegno di slavezza: egli si è fatto simile a noi eccetto che nel peccato. Ogni intelletto spirituale per il quale è venuto il Salvatore deve sapere come è stato plasmato, conoscere se stesso e discernere il bene dal male, se vuole trovare liberazione alla venuta del Signore. Quelli che nel disegno di salvezza di Dio hanno già ottenuto la liberazione sono stati chiamati servi di Dio; questa non è ancora la perfezione, ma soltanto la giustizia del tempo presente, il cammino verso l'adozione filiale. 4. Ma Gesù, nostro Salvatore, sapendo che costoro non erano lontani dal ricevere lo spirito di figli e che lo avevano conosciuto perché istruiti dallo Spirito santo, disse loro: «Omai non vi chiamerò più servi, ma fratelli e amici, perché vi ho manifestato e insegnato tutto quello che il Padre mi ha insegnato» (Gv 15,15). |






















